Lo scorso 5 Maggio l’aeroporto internazionale JFK di New York, uno dei più trafficati al mondo, è stato teatro di una vicenda alquanto anomala, fortunatamente conclusasi senza danni.
Il volo American Airlines 002, operato con un Boeing 767 da Los Angeles a New York, ha dichiarato un’emergenza durante l’avvicinamento. Il 767 era stato autorizzato all’atterraggio sulla corrente pista in uso, la 22L (sinistra). Quando il controllore ha però dato le ultime informazioni sul vento al pilota (praticamente un vento laterale compreso tra i 40 ed i 60 km/h) il pilota ha risposto di non poter atterrare su quella pista, chiedendone una differente. Ha informato poi il controllore della sua intenzione di abortire l’avvicinamento verso la 22L anticipandogli di dichiarare emergenza se la sua richiesta verso una differente pista non fosse stata accolta.
Detto-fatto. Ecco il successivo scambio tra Torre (T) (che non accoglie totalmente le richieste) e Pilota (P):
(la registrazione dell’audio originale la trovate qui)
T: “Ok, proseguite mantenendo prua pista per ora…” (il pilota aveva invece richiesto di poter abortire l’avvicinamento)
P: “Ok, dichiariamo emergenza, atterreremo sulla pista 31 destra, stiamo andando a sinistra per poi virare“
Il controllore ignora l’emergenza del pilota, forse interpretandola, dico io, come un “capriccio” e continua a dare le sua indicazioni:
T: “Continuate a volare mantenendo prua pista“
Ma il pilota ignora le indicazioni del controllore, rispondendo:
P: “Liberate l’area“
T: “Stai dicendo di aver dichiarato un’emergenza?“
P: “Te l’ho detto tre volte. E’ la terza volta che dichiaro emergenza“
A questo punto l’operatore in torre risponde che stava cercando solo di verificare la reale situazione e da nuove istruzioni al pilota, il quale però non ne vuole sapere e continua per la sua strada rispondendo:
P: “Stiamo virando verso sinistra e proseguiremo per un avvicinamento visuale sulla pista 31 destra. Dichiariamo emergenza, togli qualsiasi aereo dalla nostra strada“.
Il tutto si conclude con l’autorizzazione della torre all’atterraggio sulla pista richiesta dal pilota del Boeing 767.
Il fatto, molto grave, sarà sicuramente oggetto di indagini da parte degli organi competenti.
In questo periodo una delle piste del JKF è chiusa a causa di lavori di manutenzione. Ciò potrebbe spiegare in parte la reazione del controllore impegnato a cercare di mantenere ordine nei suoi flussi di traffico.
Il comportamento dell’equipaggo del Boeing potrebbe spiegarsi invece con una quantità di carburante minima nei serbatoi all’arrivo a New York. Quantità forse non sufficiente a riprovare un secondo atterraggio nel caso il primo non fosse andato a buon fine a causa del forte vento laterale. Ma sono solo supposizioni.
Nè la FAA nè American Airlines si sono pronunciate sulla vicenda.


Sapete cosa mi suscitano queste notizie? Spesso pensiamo ad aerei e piloti come fossero astronavi dall’iperspazio o marziani… in realtà gli aeroplani sono fatti di ferraglia, e i piloti a volte spesso sono come casalinghe al mercato, che cercano di passarsi avanti in ogni modo. Della serie… tutto il modo è paese! Godiamoci IVAO… Almeno anche le arrabbiature sono virtuali!